mercoledì 30 novembre 2011

SessantaQuaranta

"I miei racconti erano nati per diventare fumetti, ma c’era sempre qualche altra storia a monopolizzare il tempo. Se non fosse per Roberto e per i suoi scritti, probabilmente, quelle pagine dormirebbero ancora sotto il tavolo da disegno."
A scriverlo è Walter Chendi, il fumettista triestino che ora pubblica un libro di racconti insieme a Roberto Franco di ARTeFUMETTO.
180 pagine scritte, con qualche illustrazione, che parlano di memoria. Dalle prospettive di due generazioni diverse: i "Sessanta" di Chendi e i "Quaranta" di Franco.
Il libro esce il primo dicembre. Il tour delle presentazioni è indicato sul blog nato appositamente per l'evento.
Io andrò ad asssistere a quella dell'8 dicembre presso la libreria Lovat di Trieste.
Per vedere, tra le altre cose, se la memoria, protagonista dei racconti, si intreccia con altri temi cari a Chendi, come il confine e la storia delle terre e degli uomini che lo hanno visto spostare avanti e indietro. Temi che interessano anche me.

domenica 27 novembre 2011

Democrazia militare

Democrazia militare: ossimoro che descrive bene la tragica situazione che sta vivendo l'Egitto in questi giorni, prevista dal fumettista Golo in queste vignette di un mese fa. D'altronde quando mai i termini militari e democrazia si sono sposati senza spargere sangue innocente? Forse solo in questo caso e comunque per merito di una minoranza di persone che non ragionavano secondo i gradi cuciti sulla divisa, ma secondo la loro coscienza di uomini.

Golo è un fumettista nato in Francia nel 1948: vive a Il Cairo dal 1993. I disegni sono tratti dalla rubrica Graphic journalism di Internazionale 921 del 28 ottobre 2011.

sabato 26 novembre 2011

Land of hope and dreams

"La colonna sonora della mia vita"
e di molte altre, aggiungo io....A dirlo è stato il sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, in quest'intervista pubblicata ieri sul quotidano locale, Il Piccolo. Il primo cittadino, eletto a maggio durante l'ondata di rinnovamento che ha attraversato il nostro paese, ha mantenuto una promessa che in campagna elettorale molti triestini appassionati di musica gli chiedevano, quando lo incontravano per le vie della città: portare Bruce Springsteen a Trieste. Era una richiesta alla quale l'allora candidato sindaco rispondeva sorridendo con un prudente "vedremo...". Lui che del Boss aveva fatto una filosofia di vita, crescendo insieme alle sue canzoni, ascoltate e vissute in quaranta concerti, mica uno! E vi assicuro che ne basta uno solo per restare folgorati dall'energia, dall'entusiasmo e dal piacere di suonare che trasmettono Bruce Springsteen e la E Street Band.
Ebbene, Cosolini ce l'ha fatta: l'11 giugno 2012 Bruce Springsteen e la E-Street Band terranno un concerto allo stadio Nereo Rocco di Trieste. Sono letteralmente balzato dalla sedia quando ho letto la notizia, insieme a quella del suo nuovo disco che uscirà prima del tour, che vedrà esibirsi il rocker in altre due date italiane il 7 giugno a Milano e il 10 a Firenze.
L'unica grande tristezza sarà rendersi conto di una terribile assenza sul palco: Big Man non ci incanterà più con i suoi assoli di sax, con la sua presenza imponente e rassicurante e con il suo sorriso che comunicava gioia: mancherà a tutti.


lunedì 21 novembre 2011

My name is Graziano

Graziano Romani è un rocker di razza. Personalmente lo avevo scoperto sulle pagine di Buscadero, ovvero una delle poche riviste italiane di musica che parla di quel rock, blues, country e jazz che difficilmente ascolti sui media più diffusi. E se lo ascolti perché il Boss lo passano in tutte le radio (poco, ma lo passano), del Boss, sul Busca, ti scrivono storia, commenti e approfondimenti che ti lasciano dentro qualcosa. Che cosa? Innanzitutto la curiosità di riascoltare quelle canzoni del Boss che hai già fatto suonare migliaia di volte, perché, dopo la lettura del Busca, lo fai con un orecchio nuovo. Oppure la curiosità di scoprire un nuovo musicista che fino a quel momento ignoravi. Così è accaduto con Graziano Romani qualche anno fa. Scoprire poi che il cantatutore emiliano è un appassionato conoscitore di fumetti raddoppia il gusto di ascoltarlo: soprattutto se le canzoni che fai girare sul piatto sono dedicate a Tex e al suo mondo.
E sì: è una settimana che ho acquistato My name is Tex, il cd con libro allegato di cui Graziano Romani è autore ed esecutore delle canzoni (ma non solo...), ed è da una settimana che non passa giorno senza che i suoi brani mi accompagnino in ufficio (lavoro al pc e per isolarmi dal resto del mondo, un paio di cuffie con della buona musica sono fondamentali), in macchina e, soprattutto, a casa durante la lettura di Tex.


Il concept album dedicato al ranger a fumetti più famoso del mondo è l'ideale colonna sonora per la lettura delle sue avventure. I brani originali di Romani, così come i traditional proposti, hanno la capacità di calarti nelle atmosfere polverose del deserto dell'Arizona, di farti cavalcare insieme a Tex e ai suoi pards. Ma i four brave riders non sono gli unici protagonisti delle ballate dal ritmo country del rocker: trovano spazio anche i suoi nemici, da Mephisto a El Muerto, ai quali sono dedicate due canzoni. Per non parlare dello struggente brano in cui Tex canta la perduta Lilyth. O del pezzo dal sapore molto intimista, intitolato Quien sabe hombre?, in cui l'autore immagina di incontrare Tex e di mettersi a parlare con lui della vita e del destino. Dopo il disco del 2009 Zagor King of Darkwood dedicato allo Spirito con la Scure e al suo mondo imperniato sulla fantastica foresta di Darkwood, Graziano Romani ci regala un altro concept album dall'animo rock. E non c'è solo il cd. Allegato al disco infatti ho trovato un libretto con dei piccoli saggi di approfondimento sulle canzoni e i suoi personaggi, sul west a fumetti e sulla musica del west ad opera di Mauro Boselli, Moreno Burattini, Luca Boschi e Graziano Romani: senza dimenticare la sentita introduzione di Sergio Bonelli. Tre brevi fumetti a colori disegnati da Giovanni Ticci, di cui uno inedito, impreziosiscono il libro.


Ed è proprio l'inedito di due tavole che mi ha fatto chiudere il volume con un sorriso sulle labbra da cui spuntava un pizzico di commozione. La storia sceneggiata da Graziano Romani stesso vede realizzarsi quasi un incontro tra Aquila della Notte e lo Spirito con la Scure: dico quasi perché il tramite fra i due è in realtà un Guitar Jim ormai invecchiato, che siede presso un solitario bivacco notturno nel deserto e offre a Tex una tazza di caffè caldo. Il cantastorie vagabondo non perde occasione per intonare, accompagnato dalla sua inseparabile chitarra, una ballata dedicata a Zagor, stimolando la curiosità di Tex su un personaggio che, come lui, ha un nome indiano. Ma Carson lo sta aspettando e Tex deve scappare via, non prima però di sentire dalla voce di Jim che un giorno ci sarà una canzone dedicata anche a lui.
In effetti la profezia di Guitar Jim si è avverata, e lo dobbiamo a Graziano Romani.

martedì 15 novembre 2011

Una lingua fossile? Chiedilo ai Gnognosaurs...

“Gli altoatesini parlano e scrivono per dispetto solo in tedesco, e i friulani, che per motivi alcolici non sono mai riusciti a esprimersi in italiano, parlano ancora una lingua fossile impressionante, hanno un alito come se al mattino avessero bevuto una tazza di m.... e l’abitudine di ruttare violentemente”
Chi è l'autore di questo pensiero profondo, che vorrebbe essere divertente e invece si rivela solo una pura volgarità? E' Paolo Villaggio. E l'ha pure scritto in un libro. E gliel'hanno pure pubblicato...
Essendo friulano, mi verrebbe da rispondere per le rime, ma perché abbassarsi a questi livelli?
Piuttosto, per approfondire la lingua fossile, invito Villaggio, che nel frattempo ha chiesto scusa per queste parole dopo la minaccia di una querela (coraggioso...), a leggersi le divertenti strisce a fumetti (anzi strichis a fumuts) in lingua friulana: I Gnognosaurs di Andrea "Dree" Venier.


Scoprirebbe come questi simpatici dinosauri del giurassico accompagnino dal 1996 i bambini friulani nella scoperta della marilenghe. Altro che fossili! I Gnognosaurs sono vivi sulle pagine di riviste, libri, calendari e poster così come è viva e parlata la lingua friulana a tutte le età.
E non solo in Friuli. “La lingua friulana” aveva affermato Andrea Venier durante Fiumettopoli 2010, “è pronta per affrontare nuove avventure, uscire dal localismo. I Gnognosaurs reggono bene al di là dei confini friulani, e anche all’estero cominciano ad essere apprezzati. Per questo il prossimo viaggio dei nostri piccoli amici sarà la conquista dell’America! Il Friulano ha una marcia in più, la simpatia intrinseca, immediata che riesce a far sorridere tutti, ed una capacità ci sintesi che ben si presta ad essere tradotta nella lingua internazionale per antonomasia, l’inglese.”



Cicci
Chissà se Villaggio avrebbe l'ardire di ripetere la sua affermazione di fronte a Cicci? Un po' di coerenza e di convinzione nelle proprie idee, che ha perfino messo nero su bianco, sarebbe apprezzata: almeno dimostrerebbe del carattere! Invece penso che Cicci lo farebbe sprofondare dalla vergogna (fantozziana): ma non tanto per il suo aspetto arcigno da dinosauro arrabbiato, quanto per la sua simpatia pura e innocente, la stessa che traspare dai sorrisi dei bambini che leggono le avventure sue, di Momo, Martin, Ines e tutti gli altri Gnognosaurs.


domenica 13 novembre 2011

"Non si deve disegnare Dio"

Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 923 dell'11 novembre 2011
La democrazia non significa soltanto libere elezioni ma anche libertà di espressione: una pratica difficile da conquistare e da mantenere viva nel quotidiano. In un paese appena uscito da una lunga dittatura come la Tunisia l'entusiasmo della gente è alle stelle. Tuttavia non mancano problemi e anche la semplice trasmissione di un film alla TV può avere serie conseguenze in termini di rispetto dell'esercizio della libertà di espressione. E' quello che ci racconta Othman Selmi, un giovane illustratore e fumettista tunisino, per l'occasione nelle vesti di graphic journalist sulle pagine della rivista Internazionale in edicola questa settimana.
Come aveva già fatto alcuni mesi fa, spiegandoci efficacemente in solo due tavole in che modo la Rivoluzione dei Gelsomini avesse deposto il vecchio dittatore Ben Ali, anche in quest'occasione Othman Selmi ci fa capire cosa sta succedendo nel suo paese attraverso le reazioni degli islamisti, della politica e della gente comune alla trasmissione in TV del film Persepolis. La partita che si sta giocando fra laici e fanatici religiosi è molto delicata e la posta in palio è proprio la libertà di espressione. Al dubbio dello stesso Othman che si chiede se anche la Tunisia avrà lo stesso destino dell'Iran, risponde una piccola Marjane Satrapi girando la responsabilità del proprio destino al popolo stesso: "Non ne so niente, sta a voi decidere".

Disegni di Othman Selmi, da Internazionale 923 dell'11 novembre 2011

Spero che questa gente uscita da decenni di dittatura sappia darsi delle istituzioni libere, laiche ed indipendenti. Se può essere aiutata in qualche modo, ma senza interferenze e paternalismi, è bene che anche i paesi democratici della sponda europea diano una mano: lo spread che vola è certamente una preoccupazione seria e la tragicommedia che si è conclusa da noi ci fa tirare un sospiro di sollievo, ma basta alzare un po' lo sguardo per accorgersi che anche a pochi chilometri da noi i problemi sono ben più gravi.

sabato 12 novembre 2011

Game over

Quando avevo meno di vent'anni mai avrei pensato di avere un governo e un parlamento peggiori di quelli di allora, quando democristiani e socialisti malgovernavano l'Italia. In realtà diversi fra loro si sono ripresentati dopo un cambio d'abito e una ripulita e hanno continuato a sedere in un parlamento di cui, come cittadino italiano, mi vergogno. Oggi la parabola del governo giunge alla fine: parafrasando Ruggero Leoncavallo, cambierei la frase citata da Danziger in "La tragedia è finita".

martedì 8 novembre 2011

Bonelli e Berardi

Nella rubrica "Il Diario di Julia" dell'albo numero 158 di Julia in edicola a novembre, Giancarlo Berardi, il curatore e autore della serie che narra le avventure della criminologa, rivolge il suo personale saluto a Sergio Bonelli. In poche righe il creatore di Julia ripercorre la storia del suo rapporto con l'editore senza risultare stucchevole o retorico. E' infatti la schiettezza delle sue parole a rendere vero il ricordo, senza tralasciare gli scontri "inevitabili", fra un "sessantottino anarchico e ribelle" quale era Berardi negli anni 70, e un editore, Bonelli, che, "pur aperto e sensibile, dirigeva la sua impresa con tratto paternalistico". Fu anche grazie a questa dialettica fra Bonelli da una parte e Berardi (e Ivo Milazzo) dall'altra che Ken Parker divenne quel capolavoro che tutti i veri amanti di fumetti hanno saputo apprezzare.
Berardi ricorda anche l'uscita sua e di Milazzo dalla casa editrice milanese per creare la loro Parker Editore, con la quale pubblicarono in rivista le avventure di Lungo Fucile. Ma dice anche che poi Bonelli stesso li rivolle indietro. Penso che Sergio amasse molto quel western del tutto particolare, nato dalle teste e dalle mani della coppia ligure. Ma stimava molto anche l'autore Berardi al quale, quando si vide proposta la figura di Julia, disse: "Strano un fumetto con tanta psicologia e poca azione, ma mi fido di te. Io pubblico Berardi". Quello fu il migliore complimento che Bonelli gli fece lungo i diversi decenni della loro collaborazione, durante i quali, ogni sceneggiatura dell'autore veniva scrupolosamente letta dall'editore, "senza addolcire i giudizi".
Come ha ricordato anche in occasione dell'omaggio ufficilale che la Regione Liguria ha rivolto a Sergio Bonelli il 17 ottobre a Genova (che si può ascoltare qui), Berardi sottolinea un aspetto molto importante dell'opera dell'editore milanese. Ovvero "l'operazione culturale senza precedenti", grazie alla quale i personaggi della Bonelli hanno contribuito a formare la personalità di intere generazioni di ragazzi attraverso il fumetto, un mezzo molto efficace in quanto basato sul divertimento.

Non ci avevo riflettuto sopra più di tanto prima della morte di Sergio Bonelli ma, dapprima Patrizia Mandanici sul suo blog, e poi Berardi stesso con queste parole, mi hanno fatto pensare a quanto sia debitore il mio radicato senso di giustizia alle avventure di Tex, Mister No, Ken Parker, Zagor, Julia e di tutti gli altri "eroi di carta" bonelliani. Senza queste letture che mi hanno accompagnato divertendomi fin da ragazzino, i miei valori sarebbero meno forti e saldi di quel (poco) che sono.

domenica 6 novembre 2011

Un acquerello con Ken Parker, di Ivo Milazzo


Quest'anno ho saltato Lucca per impegni familiari dell'ultim'ora. Ho perso così l'occasione di conoscere di persona Ivo Milazzo e di ritirare dalle sue mani il regalo anticipato che mi son fatto per Natale.
Per interposta persona è comunque arrivato a destinazione: ho già individuato la parete del soggiorno dal quale Lungo Fucile mi sorriderà ogni giorno, sperando di ritrovarlo quanto prima come protagonista di nuove avventure.
Per il momento me lo godo raffigurato in questo splendido e unico disegno.

sabato 5 novembre 2011

La clown army e la retorica della Vittoria


Questi giorni autunnali vedono il centro di Trieste, dapprima Piazza Unità e poi la contigua Piazza della Borsa, animate da una colorata e pacifica occupazione: si tratta degli studenti di occupytrieste che, dopo aver lasciato l'autogestione di alcuni istituti di scuola superiore alla fine di ottobre, si sono trasferiti con tanto di tende e sacchi a pelo nel salotto buono della città per continuare la loro protesta. Le motivazioni sono molteplici, e riguardano la denuncia della precaria e a volte anche pericolosa condizione dell'edilizia scolastica, la mancanza di spazi autogestiti per la cultura giovanile, la rivendicazione del diritto allo studio e dei trasporti gratuiti, la richiesta del reddito di cittadinanza e il coinvolgimento nelle scelte politiche economiche. Temi locali ma anche globali, in un periodo di crisi finanziaria mondiale, le cui conseguenze si riversano anche sulla scuola pubblica e sui suoi utenti. Il movimento di questi giovani indignados ha riscosso la simpatia degli studenti universitari, di molti cittadini e più volte il sindaco, gli assessori e vari consiglieri comunali si sono incontrati con gli studenti per discutere delle loro proposte.



L'altro ieri, 3 novembre, gli studenti hanno inscenato una protesta ironica e dissacrante durante la sfilata militare dei bersaglieri. Da sapere che il 3 novembre non è un giorno qualsiasi nella storia di Trieste: nel 1918, in questo giorno, approdò al molo San Carlo il cacciatorpediniere Audace sbarcando dei bersaglieri italiani sul suolo della città appena “liberata” (??) dagli austriaci. L'altro ieri quindi si ricordava quella data attraverso una parata militare per le vie di Trieste. Gli studenti non si son lasciati sfuggire l'occasione per sottolineare in modo fantasioso e ironico come miliardi di euro vengano utilizzati inutilmente in spese militari mentre i budget destinati dal governo alla scuola pubblica sono sempre più compressi. Ecco allora la clown army studentesca inserirsi in mezzo alla parata, fra un drappello di soldati e un autoblindo: la retorica e prosopopea nazional-militarista ridicolizzata da un gruppo di ragazzi sorridenti.




E, a proposito di retorica, ieri, 4 novembre, si festeggiava la Vittoria dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. Trieste, appunto, e Trento passarono all'Italia (insieme ad altri territori che di italiano avevano ben poco...) completando finalmente il Risorgimento. Penso che in realtà ci sia ben poco da festeggiare. Si festeggiano forse le carneficine o i massacri inutili? Basta farsi un giro nelle trincee ancora esistenti qui sul Carso sforzandosi di immaginare quale vita disumana conducessero i soldati al fronte, per farsi passare ogni voglia di festa. Il fatto è che Trento e Trieste furono solo una buona scusa per togliere di mezzo definitivamente l'allora agonizzante Impero Asburgico (che aveva comunque proposto all'Italia la cessione dei due territori senza il bisogno di far scoppiare una guerra) e sostituirsi ad esso nell'alto Adriatico come potenza regionale egemone. L'italianizzazione delle nuove terre fu un processo condotto senza criterio e rispetto per le minoranze: non è un caso se il primo fatto sanguinoso del fascismo italiano avvenne proprio a Trieste, dove, nel 1920, le squadracce nere appiccarono il fuoco al Narodni Dom, sede delle organizzazioni degli sloveni triestini.


Qualche giorno fa un amico lombardo e la sua compagna mi hanno fatto visita. Li ho portati in giro per Trieste e, ad un certo punto, mi hanno fatto notare come non ci fosse nemmeno una statua dedicata ad un Savoia, mentre ce n'erano diverse raffiguranti imperatori austriaci. Ho risposto che la storia di oltre cinque secoli non si può cancellare con quella di pochi decenni.
A proposito di simboli e icone degli indignados, oggi è il V novembre.....


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