lunedì 27 giugno 2011

L'Alligatore di Igort e Carlotto

Noi, lettori appassionati di Massimo Carlotto, ci siamo sempre immaginati la faccia dell'Alligatore, ognuno a modo suo. Questa volta ce la troviamo disegnata da Igort in un romanzo a fumetti scritto dallo stesso Carlotto.
Di "Alligatore: dimmi che non vuoi morire", riedito in una nuova veste grafica da Coconino Press - Fandango, ne ho scritto la mia qui, su Fucine Mute, la testata giornalistica online di approfondimento culturale su FUmetto, CINEma, MUsica e TEatro.
...il lettore navigato di Carlotto non resterà deluso mentre quello digiuno di storie dell’Alligatore correrà in libreria a procurarsele.

sabato 25 giugno 2011

Il Texone di Manfredi e Gomez


"Ho esattamente la stessa età di Tex, essendo nato del 1948. È una gran bella esperienza scrivere da adulto avventure di un personaggio che si è conosciuto fin da bambino. Gianluigi Bonelli, poi, era a mio avviso uno sceneggiatore immenso: sia per il taglio cinematografico delle storie sia per la sua inarrivabile arte del dialogo. Mi piacevano molto anche le storie di Sergio Bonelli, perché avevano un coté più fantastico, presentando situazioni limite e surreali (piramidi nel west, per dirne una) e raccontando un Tex meno prepotente. Detto questo, Tex preferisco affrontarlo poco e con cautela, perché come eroe corrisponde alla mia psicologia ancor meno di Dylan Dog. Tex non ha mai dubbi, ed è protagonista assoluto in modo persino autoritario: “uccide” (nel senso che oscura) ogni altro personaggio, persino i suoi pard e suo figlio. Io ho un’altra concezione dell’eroe. Un eroe senza debolezze umane alla lunga mi annoia. È anche difficile renderlo davvero realistico, perché uomini così non esistono. Tex puoi anche farlo cadere nel fango, ma quando si rialza ha sempre la camicia pulita e stirata. Persino i personaggi di John Wayne erano più sporchi, ambigui e inafferrabili di Tex, e non parliamo neanche di quelli di Gary Cooper che erano davvero macerati, come lo Sceriffo di High Noon, che alla fine viene addirittura salvato dalla moglie, cosa che all’epoca fece scandalo e segnò una svolta importantissima, nel cinema western. Di Tex si capisce tutto e si sa sempre in anticipo cosa farà, soprattutto si sa che vincerà facilmente perché nessun avversario è alla sua altezza, a parte Mefisto, che però se lo si considera bene è uno stregone da baraccone (per non parlare del figlio di Mefisto che è un povero sfigato. Per inciso non capisco perché i figli debbano per forza essere inferiori ai padri, questo non è nella tradizione salgariana, dove Jolanda fa una splendida figura rispetto a suo padre e il figlio del Corsaro rosso è molto più importante del padre, di cui non sappiamo molto, se non che è morto quasi subito). Tornando ai Cattivi: secondo me nel racconto d’avventura in generale, se il cattivo non è affascinante e potentissimo, l’eroe ne risulta indebolito: è troppo facile combattere contro le scamorze. Inoltre se si sceneggia Tex per troppi numeri alla fine è inevitabile ripetersi e mettere in scena sempre le stesse cose, seguendo gli stessi moduli. Questo per chi scrive tutti i giorni è pericolosissimo, perché ti fa impigrire. Non è colpa di tizio o di caio, è inevitabile, indipendentemente dal livello dello sceneggiatore. Mettere in scena per decine di volte gli stessi meccanismi rafforza un personaggio nel suo impatto con il pubblico più affezionato, ma deprime gli sceneggiatori e i disegnatori che vengono spinti a ripetersi. È come se Tex si sceneggiasse da solo. Ma allora che bisogno c’è di uno sceneggiatore? Diventi una specie di agiografo, cioè uno che fa la propaganda di un personaggio ed è dunque costretto a vederlo sempre in positivo e a mantenerlo intatto nei decenni a dispetto dei cambiamenti sociali e di costume. Funziona, certo, ma sul piano della scrittura è faticosissimo."
Kit Carson in un'inedita veste ottimista


In questi termini Gianfranco Manfredi si esprime su Tex, durante la chiacchierata intrattenuta col sottoscritto e pubblicata qui. In effetti l'autore marchigiano centellina le sue sceneggiature per il personaggio creato da Gianluigi Bonelli e, magari proprio grazie a questa parsimonia, come d'altronde afferma lui stesso, ogni volta il risultato è un successo. L'ultimo in ordine di tempo è il Texone, il venticinquesimo della serie, uscito il 21 giugno e intitolato Verso l'Oregon. L'eccellenza del risultato la si deve anche ai disegni dell'argentino Carlos Gomez, noto in Italia soprattutto per aver disegnato Dago, il personaggio ideato da Robin Wood e Alberto Salinas.
Una buona storia unita a dei validi disegni sono sempre garanzia di un ottimo risultato. Manfredi intreccia sapientemente due trame, senza mai sbilanciare l'una ai danni dell'altra. Ci parla di una caccia ad un assassino dalla psiche molto debole e di un gruppo di tenaci donne, alle quali Tex, nel massimo del suo splendore "irrealistico" (quando si rialza ha sempre la camicia pulita e stirata) e un Carson quanto mai energico fanno da scorta nella loro carovana verso l'Oregon. A Oregon City si tireranno le fila di entrambe le storie.
Per me che non lo conoscevo è stata una sorpresa scoprire i disegni di Carlos Gomez. Ho apprezzato soprattutto la capacità dell'autore di Cordoba di far recitare i suoi personaggi. Riesce infatti a far assumere loro, con molto dinamismo e realismo, delle posture, delle gestualità e soprattutto delle espressioni facciali che non si vedono così spesso sulle pagine di Tex. Di seguito riporto alcuni esempi esplicativi che mi hanno molto divertito (da rimarcare il buon vecchio Carson che Gomez interpreta alla grande).
























lunedì 20 giugno 2011

Intervista esclusiva a Gianfranco Manfredi

Qui potete trovare l'intervista che Gianfranco Manfredi mi ha rilasciato per Fucine Mute, la testata giornalistica online di approfondimento culturale su FUmetto, CINEma, MUsica e TEatro.
Il padre di Magico Vento ripercorre tutta la sua carriera di autore di fumetti, a partire dagli esordi con le riviste controculturali degli anni 70, fino al prossimo Shanghai Devil, passando per Gordon Link, Magico Vento e Volto Nascosto (senza dimenticare Nick Raider, Dylan Dog e Tex).
Non solo fumetto, ma anche cinema, televisione, teatro, musica e narrativa sono territori artistici di cui il nostro ha ampia esperienza e sui quali non manca di esprimere opinioni sempre interessanti e, a tratti, anche pungenti.
Il tutto condito da spontaneità e tanta voglia di raccontare: questa, a Manfredi, di certo non manca......
"..Un vero narratore racconta gli altri, i vivi, i morti e quelli che devono ancora nascere. E' il suo vero compito, la sua missione sociale. Altrimenti è meglio fare il falegname, si producono cose più utili..."

domenica 19 giugno 2011

Addio Big Man


L'emozione suscitata dalla presentazione con cui Bruce Springsteen introduceva il suo amico Clarence Clemons all'inizio dei suoi concerti, era seconda solo alla gioia di suonare insieme, all'entusiasmo che trasmettevano al pubblico. Tutta la E-Street Band comunicava questa emozione: un unico cuore palpitante che batteva all'unisono con quello della gente che viveva insieme a loro quell'evento indimenticabile che era un concerto di Bruce Springsteen e della E-Street Band. Dico era, perché un prossimo concerto non sarà più come quelli avvenuti fino ad ora. Big Man è morto: ho avuto una stretta alla gola leggendo la notizia stamattina.



Il suo sax non accompagnerà più il Boss con i suoi assoli, non ci sarà più sul palco quella presenza imponente, rassicurante, sorridente. Uno dei ricordi più belli di un loro concerto sono proprio gli sguardi e sorrisi d'intesa che il Boss e Big Man si scambiavano. Significavano tante cose: amicizia prima di tutto, e poi felicità di condividere una passione così grande e di saperla trasmettere a così tante persone.
Come fanno qui in "Jungleland".




Il Boss, sul suo sito, lo ricorda con queste parole:
Clarence lived a wonderful life. He carried within him a love of people that made them love him. He created a wondrous and extended family. He loved the saxophone, loved our fans and gave everything he had every night he stepped on stage. His loss is immeasurable and we are honored and thankful to have known him and had the opportunity to stand beside him for nearly forty years. He was my great friend, my partner, and with Clarence at my side, my band and I were able to tell a story far deeper than those simply contained in our music. His life, his memory, and his love will live on in that story and in our band.

venerdì 10 giugno 2011

Tex referendario


Ecco cosa chiede Tex al governatore dell'Arizona, che vuole razionare l'acqua agli agricolotori bianchi e indiani Pima nella storia "Giochi di potere", scritta da Gianfranco Manfredi e disegnata da Fabio Civitelli. Il tutto, dopo aver sventato gli intrighi del solito speculatore locale, distruggendo la diga che il privato si era costruito per riservare l'acqua pubblica solo ai propri pascoli.
Il tono di Tex è, al solito, perentorio e non ammette repliche!
E in effetti, non c'è nulla da aggungere, se non tradurre il monito di Tex in 4 Sì domenica 12 e lunedì 13 giugno!

mercoledì 8 giugno 2011

Il Ken Parker di Pasquale Frisenda


Dopo quello di Ivo Milazzo, il Ken Parker che mi piace di più è stato disegnato da Pasquale Frisenda. Non è facile affrontare un personaggio nato dalle mani e matite di un maestro come Milazzo, ma Frisenda ha avuto la capacità di farlo, in questo, seguito e istruito dallo stesso padre di Lungo Fucile. Infatti il disegnatore milanese fu uno degli allievi di Milazzo nel famoso atelier che l'artsita ligure allestì nel suo studio di Chiavari ai tempi del Ken Parker Magazine, il primo, quello edito dalla allora neonata Parker Editore, fondata e diretta dalla coppia Berardi & Milazzo e che segnò nel 1992 l'atteso ritorno di Ken nelle edicole.



Frisenda firmò, insieme agli altri allievi dell'atelier Giuseppe Barbati, Massimo Bertolotti e Laura Zuccheri, i disegni di diversi numeri del Magazine. Fu anche l'autore del primo dei quattro albi speciali, "I condannati", una delle storie più tristi per gli appasionati di Lungo Fucile, perché vede Ken rinchiuso nel carcere di Fort Lauderdale in Florida.



Del suo Ken ho sempre apprezzato la maturità nell'aver concepito un tratto originale, pur restando nella continuità dello stile di Milazzo, e i suoi chiaroscuri che conferiscono al disegno una connotazione molto realistica.



Essendo poi un fan di Magico Vento non ho potuto far altro che applaudire il suo arrivo nella serie di Gianfranco Manfredi, come copertinista e autore dei disegni di diverse storie. Nella biblioteca di casa mia svetta infine, insieme agli altri Texoni, quello che Frisenda nel 2009 ha avuto l'onore di disegnare, "Patagonia": uno dei migliori degli ultimi anni, anche per merito della bella storia ambientata nella pampa scritta da Mauro Boselli.



I bellissimi disegni di questo post sono naturalmente tutti di Pasquale Frisenda e li ho trovati dopo averlo contattato su facebook: una miniera di sorprese fumettistiche, come avevo già detto qui.


Guardate quanta sofferenza ma, nello stesso tempo, quanta fierezza è riuscito ad infondere Pasquale Frisenda nello sguardo di questo Ken.... La nostra speranza è sempre quella di vedere Lungo Fucile uscire libero con le proprie gambe dal portone del carcere....


lunedì 6 giugno 2011

Il segreto di Zagor


Forse Moreno Burattini, curatore e sceneggiatore di Zagor, ha capito tutto.... Ha risposto alla domanda che mi sto facendo da un po' di giorni: "Perché Zagor, nonostante i suoi 50 anni sul groppone, continua a piacermi? Qual'è il suo segreto?"
Burattini lo svela sul sito della Sergio Bonelli Editore, citando Robert Louis Stevenson:

"Non è mai esistito un bambino che non abbia cercato oro, non sia stato pirata o capitano di soldati o bandito di montagna; che non abbia mai fatto battaglie, non sia naufragato e non sia stato fatto prigioniero, e non abbia bagnato di sangue le sue piccole mani, o che bravamente non si sia ritirato da una battaglia perduta e che infine, con manifesto orgoglio, non abbia protetto l'innocenza e la bellezza"

Zagor rinnova ad ogni lettura i giochi avventurosi che facevo da bambino, quando disseminavo trabocchetti nella mia foresta di Darkwood, quando nascondevo tesori sotto la terra della prateria dietro casa mia, quando sparavo ai pellerossa dal fortino della mia cameretta. Tiene vivo una parte di me che spero non muoia mai: la fantasia e la voglia di sognare, di cercare sempre un nuovo tesoro.
Tanti auguri, Zagor!

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