domenica 28 novembre 2010

Keiko e Andrea


Sabato 27 novembre si è svolto un altro bel pomeriggio di fumetti presso NonSoloLibri a Trieste. Ospiti dei coniugi Fontana questa volta sono stati Keiko Ichiguchi e Andrea Venturi, che condividono fra loro, oltre che la vita, anche il tipo di professione, ovvero quella di fumettista. Certo, è una coppia molto eterogenea, stilisticamente parlando. Keiko, giapponese trapiantata a Bologna per amore e lavoro, è una mangaka e proprio ieri presentava ai suoi fans triestini il suo ultimo lavoro Dove sussurra il mare.

Andrea Venturi invece è un bonelliano: splendido interprete grafico di Tex (di cui parla in una bella intervista qui), di Dylan Dog e di Magico Vento. E' proprio di quest'ultimo che mi son soffermato a parlare con Andrea, chiedendogli se fosse dispiaciuto della conclusione della serie. Il garbato disegnatore mi ha risposto che considera Magico Vento una delle migliori serie bonelliane degli ultimi anni: molto curata e approfondita nelle storie e con uno staff di disegnatori di ottimo livello. Ha aggiunto che Gianfranco Manfredi è stato molto bravo a portarla avanti mensilmente mantenendo sempre alto il livello di qualità. Quindi sì, era dispiaciuto anche lui, come me, che Magico Vento non uscisse più nelle edicole. E per ricordarlo gli ho chiesto proprio un disegno che avesse lo sciamano bianco come soggetto. L'ottimo risultato lo vedete qui sotto.


La divertente, chiacchierona e sorridente Keiko ha intrattenuto invece i suoi fans con vari aneddoti, esperienze e racconti. Ma anche con molte domande e ascoltando con attenzione i pareri di tutti. Personalmente non conosco il suo lavoro, ieri ho acquistato il suo primo libro che mi accingerò presto a leggere: in ogni caso ho chiesto un disegno anche a Keiko e lei me l'ha offerto in una simpatica versione comic, che vedete qui sotto.


Devo dire che c'è un altro elemento importante che caratterizza la coppia di disegnatori, ovvero l'umiltà, il garbo e la gentilezza che hanno dimostrato soddisfacendo con un sorriso le richieste dei loro fans in termini tanto di disegni quanto di domande: alla fine erano sempre loro a ringraziare noi per la pazienza e l'interesse dimostrato nei loro confronti. Non è da tutti, anche se dovrebbe essere così per tutti.
Il pomeriggio è stato infine allietato anche dalle visite “illustri” di alcuni valenti disegnatori triestini Franco Devescovi (reduce da un'altra magnifica prova martin mysteriana con l'albo di alcuni mesi fa) e Mario Alberti (ormai noto anche negli USA, grazie ai suoi lavori per L'Uomo Ragno e altri supereroi).

Un bel Tex Di Andrea Venturi

Mi piace sottolineare l'emozione che ho provato guardando Andrea Venturi che componeva sotto i miei occhi i vari disegni di Tex che il pubblico di volta in volta gli richiedeva. Con molto impegno e concentrazione ma nello stesso tempo con estrema fluidità la matita di Andrea tratteggiava il volto, l'espressione, il cappello, la camicia, le pistole del ranger. Più volte mi son detto: ma è proprio lui! E' il Tex che leggo mensilmente sull'albo in edicola che si sta componendo di fronte a me! Anzi, forse è qualcosa di più. Lo ha detto ieri Mario Alberti a Keiko e Andrea: secondo lui quando ci si trova di fronte agli appassionati alle fiere o mostre di fumetti a disegnare sul momento un proprio personaggio, lì viene fuori un'autenticità che forse a casa o in studio si perde un po', quando si disegna per lavoro e ci si mette tutta la cura più estrema e ci si ripassa sopra più e più volte. Il disegno creato invece per un proprio fan, anche se più imperfetto, con un tratto magari un po' sporco, ha il pregio dell'immediatezza e dell'improvvisazione.

sabato 27 novembre 2010

Magicians do not exist


E' con questa frase che si chiude il delizioso lungometraggio d'animazione L'illusionista, di Sylvain Chomet (quello di Appuntamento a Belleville), la cui storia è basata su una sceneggiatura di Jacques Tati degli anni 50. La figlia Sophie l'ha tirata fuori dal cassetto in cui il padre l'aveva riposta perché giudicata troppo malinconica. In effetti è proprio questo il sentimento che ti accompagna lungo la visione del film. E' con un misto di simpatia e compassione che si segue la storia dell'attempato illusionista, la cui figura, portamento, modi di fare e lo stesso nome Tatischeff ricordano Tati.


La sua vicenda si intreccia alla sorte di una povera e ingenua ragazza che abbandona il suo sperduto villaggio scozzese, dove lavora come sguattera nella birreria in cui Tatischeff si è esibito. Ne viene ammaliata e decide di seguirlo. In scalcinati teatri di Edimburgo il mago esegue i suoi numeri di fronte a pochi e distratti spettatori. Il pubblico è ormai catturato da altri generi: siamo negli anni 50 e il rock sta travolgendo il mondo dello spettacolo e non solo quello. L'unica a rimanere incantata dai trucchi dell'illusionista è la giovane, per la quale il vecchio è disposto a lavorare anche come guardiano notturno in un garage. Con i pochi proventi ottenuti Tatischeff compie infatti la sua vera magia. Acquista scarpe e vestiti alla ragazza, restituendole la bellezza che i suoi anni reclamano. E' così che un giorno un giovane studente la nota e se ne innamora, ricambiato.
A quel punto il vecchio disilluso mago si farà da parte, libererà nei campi attorno alla città il suo fidato compagno di avventure e di lavoro, il coniglio che estraeva dal cilindro durante il suo spettacolo, e se ne andrà, lasciando alla ragazza la famosa frase sui maghi e sulla vita.

Le sventure di Tatischeff suscitano un sorriso subito smorzato da una smorfia dettata dalla compassione che si prova per la sua triste condizione. In realtà l'illusionista non sembra mai perdersi d'animo, a differenza di altre figure che compaiono nel film, quali il ventriloquo e il clown, rappresentanti di un mondo ormai al tramonto, cui tocca una sorte ben più tragica. Per Tatischeff invece, la volontà di rendere più bella la giovane è un motivo in più per continuare: il bel compito che si è dato gli evita il triste destino dei suoi colleghi.
Tatischeff prende la decisione di smettere gli abiti di illusionista dopo aver compiuto la sua magia più grande: aver favorito la nascita dell'amore fra i due giovani. Forse allora non è del tutto vero che i maghi non esistono.

domenica 14 novembre 2010

Vanna al confine

Vanna Vinci è tornata a Trieste. Ospite di NonSoloLibri e dei padroni di casa, gli squisiti Dario e Mariuccia Fontana, ha presentato sabato 13 novembre il secondo volume di “Gatti neri, cani bianchi” dal sottotitolo Lungo la strada. Nel primo volume, sottotitolato Reminiscenze parigine, erano protagoniste le oniriche riflessioni e i dubbi esistenziali di una ventenne, Gilla, che si aggira a Parigi attorniata da fantasmi veri (perché spiriti di corpi effettivamente morti) o in carne ossa (perché vivi ma in una condizione di scollegamento con la realtà).


Anche in questo libro, che ho appena iniziato a leggere, Gilla incontra dei fantasmi camminando lungo le vie parigine. E' un doppio filo conduttore, questo dato dai fantasmi e dalle vie della città, che Gatti neri, cani bianchi condivide con Aida al confine (di cui ho accennato qui), l'opera di Vanna Vinci che io preferisco.
Anche qui infatti la protagonista Aida vaga per Trieste e il Carso, incontrando diversi fantasmi, che le rivelano molto del passato della città e, nello stesso tempo, di se stessa. Aida compie un viaggio dentro di sé e lungo la storia di Trieste del '900.


Nel 2003, quando Aida al confine uscì nelle librerie e fumetterie, a Trieste fu organizzata una bella mostra che esponeva le tavole originali dell'opera. A ideare il tutto fu ovviamente Dario Fontana e la mostra ebbe ampio successo, in quanto molti triestini furono attirati dalla curiosità di vedere come un'autrice non del luogo avesse interpretato la città e il suo spirito. A volte chi non è autoctono riesce a cogliere  delle cartteristiche di un posto meglio dei locali: il senso del confine e ciò che questo causa nella coscienza delle persone è reso profondamente ma nello stesso tempo con molta levità da questo libro.
Vanna ha poi curato molto l'aspetto urbano, riportando fedelmente le vie, i palazzi, le erte, le piazze di Trieste. Riporto una tavola qui sotto in cui compaiono gli esterni (in piazza Barbacan) e gli interni di NonSoloLibri, con tanto di ritratto dei signori Fontana.


E poiché il giorno dell'inaugurazione della mostra del 2003, io non fui presente e quindi mi persi l'incontro con Vanna Vinci, ieri mi sono rifatto chiedendole un disegno proprio di Aida che qui sotto riporto e di cui vado molto fiero.


Il pomeriggio è stato molto divertente, Vanna è simpatica e alla mano. Fra un disegno e l'altro ha parlato di vari aneddoti e io le ho chiesto alcuni ricordi della mostra su Corto Maltese, con le interpretazioni sue e di altre undici disegnatrici, che si tenne a Lugano nel 2003 nell'ambito di Manorfumetto e di cui ho parlato nel post precedente. La giornata è stata allietata anche dalla visita di Walter Chendi, l'autore triestino di fumetti, fresco reduce da Lucca, dove ha ritirato il premio Gran Guinigi 2010 per il suo libro La porta di Sion, di cui parlai in uno dei miei primi post.
Insomma proprio un bel sabato pomeriggio tra fumetti, autori e appassionati delle nuvole parlanti.

venerdì 12 novembre 2010

Corto, Ken e Lugano

Il bel post della Fumettista curiosa, la brava disegnatrice Patrizia Mandanici, mi ha suscitato un bel ricordo legato a Corto Maltese, Ken Parker e Lugano. Siamo nel 2003, l'11 ottobre, sono diretto con mia moglie a Lugano. Che ci facciamo da quelle parti così poco friul/giuliane (toh! ho coniato un neologismo che forse metterà d'accordo friulani e triestini...) e in periodo non proprio di vacanza estiva? Semplice: allora vivevamo a Gallarate per lavoro e quel sabato convinco mia moglie ad accompagnarmi ad una manifestazione di fumetti che si tiene proprio a Lugano: Manorfumetto. Il nome lo deve ad un grande magazzino, Manor appunto, che ospita la rassegna fumettistica. Un posto un po' insolito, mi son detto, mentre costeggio il lago, per presentare tavole, autori e incontri legati al mondo delle nuvole parlanti.
Mi scrollo di dosso questa perplessità pensando ai tre buoni motivi che mi hanno convinto ad andare. Il primo è la curiosità suscitata dal tema cui è dedicata la manifestazione stessa : Corto Maltese, con esposte delle tavole originali di Pratt e l'interpretazione che dodici disegnatrici danno del marinaio giramondo. Il secondo è la presenza di un ospite d'eccezione, ovvero Giancarlo Alessandrini che, insieme al triestino Franco Devescovi, è il miglior autore grafico di uno dei personaggi che per più tempo mi hanno accompagnato lungo la mia vita di lettore di fumetti: Martin Mystere. Il terzo e ultimo sprone, il più emozionante per me, è la presenza di un altro ospite di peso: nientepopodimenoche Giancarlo Berardi, il creatore del mio amato Ken. Finalmente lo posso incontrare e inondare di domande relative a Lungo Fucile ed anche a Julia. Me ne son già preparate parecchie.
 
Parcheggio e mi dirigo verso il centro della città ticinese con grande trepidazione. Individuo il grande magazzino, un edificio di più piani, entro e vedo solo scaffali colpi di merce e acquirenti che ci bighellonano intorno poco convinti. La mia perplessità riguardo alla location aumenta, mentre capisco che la mostra e gli incontri si trovano ad un piano superiore. Prendo l'ascensore e finalmente arrivo alla meta. Qui rivedo un po' le mie riserve. In un ampio spazio centrale sono esposte le varie prove delle disegnatrici: davvero interessante confrontare i lavori di chi ha scelto una storia sviluppata su due tavole (come la stessa Patrizia Mandanici che ha riportato al giorno d'oggi Pandora, o Laura Scarpa con i suoi giochi di ombre, o Silvia Ziche col suo tratto grottesco, o Vanna Vinci che ha scelto per il marinaio un monologo) o di chi invece ha espresso l'atmosfera del personaggio prattiano in una singola realizzazione (o meglio due disegni per ciascuna) (come Luisa Zancanella con il suo onirico blu intenso,o come Laura Zuccheri che ha fatto incontrare Corto con Julia, da lei disegnata sull'albo mensile Bonelli). Ci rimugino un po' su e concludo che non è affatto una cattiva idea inserire una rassegna fumettistica all'interno di un grande magazzino: in fondo è sempre un modo per far conoscere questo mondo di carta disegnata e parlata ad un pubblico che magari soltanto lo sfiora e che si è fatto anche un sacco di pregiudizi. Chi meglio di Corto, con le sue atmosfere così suggestive e avventurose, può avvicinare il distratto acquirente del sabato pomeriggio?
 
Ken disegnato da Alessandrini: numero 28 "Il caso di Oliver Price"
Mentre ho già perso di vista mia moglie, comincio ad informarmi riguardo all'arrivo delle due guest star Alessandrini e Berardi . Il primo l'ho già individuato: sta seduto davanti ad un tavolo insieme alla moglie Luisa Zancanella, armati entrambi di matita e foglio bianco, atti a rendere felici una schiera di appassionati che attendono con ansia il proprio turno per farsi dedicare uno schizzo del proprio eroe. Mi dico che fra poco mi aggregherò anch'io, ma non prima di aver capito quando potrò finalmente incontrare Berardi. Nella mia testa è come se lui venisse apposta per incontrare me, anziché il contrario... mi rendo conto che l'emozione di vederlo sta cominciando a farmi dare i numeri. Mi calmo e mi informo. No! Ecco... lo sapevo... Una tremenda notizia si abbatte su di me, peggio di una grandinata che ti fa bubboni così sull'auto, peggio di vedere a Novantesimo che la Fiorentina ha perso in casa con la Juve all'ultimo minuto su rigore inesistente, molto peggio.... Lo sciopero delle ferrovie dello stato italiane ha bloccato Berardi a Genova.... Non ci posso credere.... Lascio da parte per un momento la mia tessera della CGIL e stramaledico con tutti gli improperi possibili (ma senza farmi sentire) tutti i ferrovieri che fanno sciopero proprio quando tu non vuoi.... Mi calmo di nuovo, mi pento per i cattivi pensieri chiedendo scusa ai lavoratori che avranno le loro legittime ragioni di scioperare.... (porc!!!), decido di consolarmi accodandomi, spalle curve ed espressione addolorata, agli appassionati in fila per i coniugi Alessandrini....
Dopo un po' di attesa, tocca a me. Decido di vendicarmi sull'incolpevole Alessandrini, facendogli una richiesta un po' insolita: “Mi fa Ken Parker, per favore?”. Alessandrini ha disegnato nel passato alcune storie di Lungo Fucile, e con grande successo secondo me, ma è stato molti anni fa. Mi guarda un po' accigliato, le sue labbra dipingono una smorfia di lieve disappunto ma, con un guizzo negli occhi, mi risponde:”Lei vuole mettermi in difficoltà! Ma accetto la sfida... vediamo cosa viene fuori dopo tanto tempo...”.



Il risultato lo vedete qui sopra: mentre sta componendo il disegno mi dice di non avere più nelle mani il personaggio di un tempo, così mi crea un Ken che è molto Martin Mystere (di Lungo Fucile ci sono sicuramente la casacca e lo sfondo western, non certo la chioma). Sono contentissimo lo stesso! Posso dire di avere un Martin inedito o un Ken mysterizzato. Lo ringrazio e gongolando vado a cercare mia moglie.
Sulla strada del ritorno faccio il bilancio della giornata. Mi consolo pensando di aver centrato due obiettivi su tre: ho ammirato le opere di dodici disegnatrici italiane che si son cimentate su un tema affascinante e ho incontrato un disegnatore che stimo fin da quando ero ragazzino. Ho mancato però Giancarlo Berardi: mi dico che prima o poi lo incrocerò, anche se forse non è così importante. In fondo sono anni che ogni mese lo incontro sulle pagine di Julia, apprezzandone la creatività, la sensibilità e le idee. Posso dire quindi di frequentarlo assiduamente e di conoscerlo bene.....

martedì 9 novembre 2010

La ricchezza di un paese

In un periodo di crisi economica quale quello che stiamo vivendo, siamo angosciosamente bombardati da dati riguardanti il pil calcolato e quello previsto, come se l'intera economia e la nostra vita dipendesse solo da questo.

“Oggi il nostro prodotto interno lordo ha superato gli 800 miliardi di dollari. Ma questo pil include l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine. Include le serrature speciali per le nostre porte e le prigioni per chi cerca di forzarle. Include la distruzione delle sequoie e la perdita delle nostre meraviglie naturali. Include il napalm, le testate nucleari e i mezzi blindati usati dalla polizia per reprimere le rivolte nelle nostre città. Include i programmi della tv che esaltano la violenza per vendere più giocattoli ai nostri bambini.
Il prodotto interno lordo, però, non include la salute dei nostri bambini, la qualità della loro istruzione o il piacere dei loro giochi. Non include la bellezza della nostra poesia o la forza dei nostri matrimoni, l'intelligenza del nostro dibattito politico o l'integrità dei nostri dipendenti pubblici. Non misura la nostra vivacità né il nostro coraggio, la nostra saggezza o il nostro sapere, la nostra compassione o la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, tranne quello per cui vale la pena vivere. E può dirci tutto sull'America, tranne perché siamo orgogliosi di essere americani”.
Robert Kennedy, università del Kansas, 18 marzo 1968.

Basta sostituire le parole dollari con euro, napalm con armi, testate nucleari con future centrali atomiche e America con Italia, e il pensiero di Bob Kennedy vale tranquillamente anche per il nostro paese.
L'unica espressione che probabilmente non è applicabile all'Italia è “l'intelligenza del nostro dibattito politico”. Lo era diversi anni fa, quando la nostra scena politica era calcata da altro genere di persone...


domenica 7 novembre 2010

Una gradita sorpresa

Il recente trasloco, come ho già avuto modo di scrivere, ha avuto il pregio di rimescolare i miei fumetti, consentendone ora, nella nuova ampia libreria, una maggiore fruibilità. In realtà devo fare ancora ordine e questo, nonostante possa sembrare un'operazione noiosa, si trova ad essere invece una delle attività che adoro. Infatti mi permette di ritrovare dei vecchi fumetti che non sfogliavo da tempo e di imbattermi così in gradite sorprese, come quella che mi accingo a raccontare. In punta di piedi sul bordo del divano per raggiungere lo scaffale più alto (devo assolutamente comprarmi una scala pena una futura probabile caduta), ho riscoperto una serie di numeri risalenti alla metà degli anni 80 delle riviste Orient Express e Comic Art. Me li ero procurati alcuni anni fa presso la mia fumetteria preferita, NonSoloLibri, con lo scopo, tipico del collezionista, di coprire con le pubblicazioni originali il periodo editoriale di Ken Parker successivo ai 59 albi mensili dell'Editoriale Cepim (Bonelli) e precedente alle riviste Ken Parker Magazine. Le storie in realtà le possedevo già tutte riunite all'interno della ristampa Ken Parker Serie Oro, ma erano in bianco e nero e non nel formato originale della rivista bensì in quello Bonelli. Confermo che è stato uno dei migliori acquisti che potevo fare, e ringrazio quindi il collezionista dentro di me che mi ha spinto a farlo
Me ne son reso conto sfogliando le pagine delle riviste, trovandomi con gli occhi incollati alle storie disegnate e sceneggiate da mostri sacri come Magnus, Eisner, Moebius, Jodorowsky, Micheluzzi, D'Antonio, Toppi, Pazienza, Bernet, Font, Quino, Jacobs, Bonvi, Tacconi, Giardino, Sclavi, De La Fuente, Manara e, ovviamente, Berardi e Milazzo. Piccole perle di alcune pagine ciascuna, che nel loro insieme costituiscono una collana preziosa, la rivista, corredata al suo inizio e alla fine da alcuni servizi, rubriche e interviste ad autori. Mi sembra incredibile che siano esistite delle pubblicazioni simili in Italia se le paragono a quello che si trova oggi in edicola. C'è l'eccezione della coraggiosa Animals di Laura Scarpa, che compro mensilmente fin dalla prima uscita, e che sta cercando da poco più di un anno di far breccia nel cuore e nella testa dei fumettari. Un compito arduo, perché l'epoca d'oro delle riviste di fumetti in Italia è forse tramontata per sempre. Tuttavia Animals si propone con dei validi e spesso nuovi (almeno per me) autori, di vari generi e stili che sanno suscitare ogni volta interesse e curiosità. Auguro sinceramente alla nuova rivista di avvicinarsi al successo qualitativo dei vecchi Comic Art e Orient Express, non certo a quello commerciale, visto che si trovarono costrette a chiudere da una forte crisi di vendite. Animals ha bisogno di essere acquistata e diffusa visto che nell'ultimo numero Laura Scarpa ha lamentato che non vende abbastanza per coprire i costi. Volentieri quindi la segnalo sul mio blog invitando caldamente gli appassionati di fumetti a leggerla.


Torno però all'affascinante (ri)scoperta che mi terrà impegnato nelle prossime settimane: la lettura di queste magnifiche riviste che mi fanno un po' dispiacere di non avere avuto qualche anno in più all'epoca della loro pubblicazione, in modo da essermele godute “in diretta”, e non in una così lontana differita. In ogni caso un'ulteriore piccola perla l'ho trovata subito: si tratta di un'intervista alla mia amata coppia Berardi e Milazzo, dal titolo “Cinema-fumetto, andata e ritrono: parlano quelli di Ken Parker”, del numero 23 di Orient Express uscito in luglio/agosto del 1984. E' un batti ribatti fra i due amici che parlano, fra le altre cose, dell'influenza esercitata dal cinema e dal suo linguaggio nel lavoro di entrambi, facendo emergere il loro “umanesimo”.

Dice Milazzo:

“...la difficoltà maggiore sta nel riuscire a far recitare il personaggio in modo giusto e immediato. Rispetto al cinema, nel fumetto non hai la possibilità di utilizzare il prima o il dopo dell'azione, devi riuscire a centrare il fotogramma giusto. E non è così semplice. Anche perché non mi interessano tanto gli aerei o le automobili, come ad altri disegnatori, quanto la persona, l'individuo, la recitazione, il cercare di far trasparire i sentimenti. E' questa mia attenzione alla recitazione dei personaggi che mi fa arrivare ad eliminare il contorno quando questo può distogliere il lettore dal fulcro della narrazione, il lato umano appunto. Sono i personaggi che fanno la storia”.

Come non condividere questa poetica!
Lo conferma Berardi:

“La storia è un mezzo per creare personaggi e situazioni umane. Non è che io consideri secondaria la trama del racconto, ma forse mi riesce più facile.”

Poi si sofferma sulle tecniche attraverso cui la sua sceneggiatura realizza gli intenti sopra esposti.

“..in questi anni ho sviluppato uno stile di sceneggiatura che, avendo eliminato le didascalie, racconta solo graficamente i passaggi di tempo, di luogo, di situazione, e quel che con la didascalia si risolverebbe in due righe col mio metodo richiede talvolta anche una pagina intera.”

Al giorno d'oggi queste affermazioni sembrano ovvie: se però le contestualizziamo a 25 / 30 anni fa capiamo come rappresentassero per quel periodo una novità, soprattutto per il fumetto seriale.

Milazzo infatti lo conferma:

“Giancarlo si è creato una speciale forma di punteggiatura nella pagina: ogni vignetta finale di pagina è studiata appositamente per chiudere un discorso. Il suo è uno stile di sceneggiatura letterario-cinematografico molto diverso da quello del passato, legato ad un metodo tradizionale di narrazione a libro, dove il disegno serviva solo come illustrazione del testo.”


Si intuisce qui facilmente lo stretto legame fra lo sceneggiatore e il disegnatore: il lavoro dell'uno è compenetrato assolutamente in quello dell'altro, la condivisione dell'universo stilistico è totale e reciprocamente dipendente.

Più avanti nell'intervista Berardi esprime delle considerazioni sul fumetto in generale le quali, se riportate alla nostra epoca costellata dalle cosiddette “graphic novel”, si rivelano ancora estremamente attuali:

“Purtroppo oggi nel fumetto c'è la tendenza molto funesta a trasformarsi in un mezzo d'elite, qualcosa cioè che viene fruito solo da una minoranza culturale. Tutto questo è abbastanza triste, perché quando scrivo una storia voglio farmi capire da tutti e ho piacere che venga diffusa il più possibile (e non solo per ragioni economiche, è chiaro). Ken Parker è nato come fumetto estremamente popolare, con un prezzo molto contenuto, e questo gli ha permesso di diventare il personaggio diffuso che è.”

Mi sembra molto chiaro il concetto e io lo condivido pienamente. Ken Parker voleva essere fin dalla nascita un fumetto per tutti, distribuito nelle edicole quindi, e utilizzò pertanto il formato Bonelli, che era, ed è, ben noto ai lettori italiani. Berardi e Milazzo però, ad un certo punto della vita editoriale del loro personaggio, decidono di fare un salto di stile, di formato e anche di contenuti. Lo spiega Berardi, continuando il ragionamento precedente:

“Gli ultimi numeri hanno venduto oltre 60000 copie. La decisione di cambiarne la formula editoriale, quindi, non è certo dovuta alla mancanza di vendite, ma a numerose altre ragioni. Per fare fumetti, oggi, bisogna guardare all'Europa, dove si ragiona solo in formati grandi, carta patinata e colore”

Milazzo ribadisce:

“Ne usciranno un paio di episodi all'anno, di 46 o 62 tavole, realizzati direttamente a colori, ad acquarello. Cambierà anche la mia tecnica: mi servirò del nero e del colore così da creare un equilibrio tra la vecchia serie in bianco e nero e l'episodio Cuccioli, che era proprio una festa del colore, una specie di esperimento di rottura tra la vecchia produzione e la nuova.”





Berardi continua:
 
“Ma Ken Parker cambia anche come soluzione narrativa. Dopo Sciopero e dopo l'uccisione di un poliziotto in occasione di una manifestazione sindacale, Ken dovrà fuggire. .. La soluzione mi permette di rendere più drammatica la serie e anche di sovvertire quella che era diventata un po' la filosofia del racconto alla Ken Parker, cioè di lui che arriva in un posto, osserva delle situazioni, poi dice qualche parola saggia, si mette in mezzo con qualche scazzottata. Tutto questo rischiava di diventare un cliché, cosa che ho sempre cercato di evitare in assoluto.”

Il cambiamento quindi: è sempre stata la cifra stilistica e narrativa della serie e viene confermata anche in questo passaggio così importante per la vita del personaggio. Quando lo lessi tutto d'un fiato diversi anni fa, cominciando con gli albi Bonelli, passando per le riviste e finendo con i Ken Parker Magazine, ebbi la sensazione del divenire del personaggio, della sua evoluzione continua, senza fratture ma con degli snodi ovviamente: uno è proprio quello di cui Berardi e Milazzo parlano in quest'intervista. Uno snodo importante perché riguarda la forma e il contenuto, ma del tutto coerente con ciò che era stato fino ad allora Ken Parker e con ciò che sarebbe stato nel suo futuro editoriale: una magnifica storia di una vita.
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